La costruzione del nostro palazzo comunale risale probabilmente al tempo dei Gonzaga, giacchè la pregevole campana della sua torre, ornata di fregi, fu collocata da Vespasiano Duca di Sabbioneta .
Il Municipio era sede del Vicario ducale, incaricato del governo civile e giudiziario per il nostro territorio.
Quando il Principe di Bozzolo Scipione II Gonzaga volle premiare l'operosità dei commessaggesi e la loro provata fedeltà ottenendo dall'Imperatore la elevazione della vicaria al grado di pretura anche il palazzo divenne Pretorio. Esso fu completamente rimaneggiato nel 1830-32, su progetto dell'ing. Giuseppe Tognini come sede della Imperiale e Regia Deputazione comunale (governo austriaco).
A quel tempo era così disposto: al centro un gran portone a catenaccio, a destra una porticina che dava adito alla scala, all'aula della classe V e all'atrio sotto il quale si aprivano i locali dell'asilo. La lapide dei caduti 1915-18 è stata a suo tempo murata a sinistra. Una panchina di marmo invitava a placide conversazioni .
Nel 1935 (essendo podestà il cav. Basilio Magon ) si provvide a un restauro generale. La vecchia scala fu sostituita da uno scalone a doppia rampa con elegante balaustrata che immette nell'atrio del piano superiore, ove un corridoio a tutta lunghezza separa gli uffici .
Dell'antica decorazione fu salvo solo il soffitto dell'archivio, opera giovanile tutt'ora ben conservata del compianto Prof. Camillo Racchelli-Sartori nostro compaesano.
All'esterno il Municipio ebbe rifatto il cornicione, la decorazione a festoni sulle fasce e gli stipiti fu sostituita con disegni più semplici in chiaroscuro dal pittore Bacchi. Con l'allestimento dei termosifoni la spesa globale si aggirò sulle 90.000 lire, bei tempi. Ripetutamente si rese necessario tinteggiare il quadrante dell'orologio che sole, pioggia e vento cancellavano. Essendo quello del Municipio l'unico porticato del paese vi giocavano interminabili partite a biglie i monelli, che facevano pure l'altalena appesi alle chiavi delle arcate o si esercitavano con gesso e carbone a fregiare i muri e il pavimento, finchè il Messo non usciva infuriato a cacciarli con la scopa.
Sotto il balcone rimane la lapide-ricordo della visita di Garibaldi avvenuta nel 1862.
Il cortile ha conservato un po' la sua antica fisionomia. Demoliti furono i portichetti, le fetide latrine e un pozzo circolare; al loro posto sorgono ora l'ambulatorio, la biblioteca comunale, l'ufficio postale e la cabina centrale telefonica. La famiglia del custode viveva in una cameretta addossata alla proprietà Sanguanini e per dormire aveva l'appartamento nel solaio del palazzo dove pure finì i suoi giorni la vecchia maestra dell'asilo Monti Maria (dopo 40 anni di lodevole servizio ).
Dal tempo dei Gonzaga ai nostri giorni il Municipio fu testimone di secoli di storia e quindi di tantissime vicende e il succedersi delle dominazioni straniere, finchè la vittoria di S.Martino e Solferino non unì anche il nostro paese al Regno d'Italia .
Dal balcone molti oratori dalle diverse tendenze hanno tenuto le loro concioni e la piazza vide, nel clima infuocato delle campagne elettorali, serra serra e sassaiole, grida ostili e schiamazzi. Ora, calmate le passioni politiche, nel rinnovato spirito democratico, la pace regna sovrana. Come la chiesa è il cuore del paese così il comune ne è il cervello. Al campanile aguzzo che svetta nell'azzurro fa riscontro la più bassa torre del municipio.
Alla voce dei sacri bronzi, risponde la garrula campana che invita i fanciulli al dovere scolastico e chiama i consiglieri al loro compito di solerti amministratori della cosa pubblica. Il temporale e lo spirituale trovano così il proprio simbolo alla cui ombra il cittadino cammina verso il raggiungimento di quelle mete di benessere familiare, sociale e religioso che formano l'intima aspirazione del cuore